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la corda

fune

Esistono 2 tipi di corda per l’arco: la corda endless (senza fine) e la corda flemish (fiamminga).
La prima è costituita da un unico filo che va da un tip all’altro dell’arco ripetutamente fino a raggiungere il numero di fili adeguato al carico da sopportare, dotata di serving di protezione sia sui loop sia nella zona di incocco e di presa della corda stessa.
Per realizzare una corda endless è indispensabile l’uso di una “macchina per corde” cioè di un telaio regolabile e variamente organizzabile/orientabile che consenta sia di stendere il filo sia di realizzare i serving necessari.

macchina per corde

una macchina per corde

Da notare come una corda endless (per sua caratteristica costruttiva) presenti nei loop la metà dei fili presenti nel corpo della corda stessa: il raggiungimento della necessaria portata avviene quindi con il doppio dei fili necessari per una corda flemish. Se da un lato la realizzazione endless consente con maggiore facilità rispetto alla flemish un tensionamento equilibrato di tutti i fili che compongono la corda, dall’altro la flemish consente una riduzione della massa della corda a tutto vantaggio della spinta da imprimere alla freccia.

Di norma la endless viene utilizzata su archi ricurvi moderni utilizzati come arco olimpico o nella specialità arco nudo. Il filato utilizzato è ormai quasi sempre uno dei vari tipi di fast-flite (volo veloce): solo in caso di flettenti “d’epoca” o comunque non concepiti per l’uso di questi filati particolarmente “inestensibili”, viene utilizzato il dacron (spesso quello contrassegnato dalla sigla B50) che ha un comportamento più “elastico” e rispettoso dell’integrità dei flettenti. Infatti l’impiego di corde in fast-flite su flettenti non concepiti e realizzati appositamente porta alla rottura o comunque al serio danneggiamento dei flettenti stessi rendendoli inservibili.
Il vantaggio del fast-flite consiste nel guadagno di qualche FPS (piede per secondo) nella velocità di uscita della freccia rispetto al classico dacron.
E un ulteriore vantaggio si ottiene con una flemish ben costruita, rispetto ad una endless, in funzione della minore massa della corda.

flemish loop

corda flemish a due capi

dacron


DACRON
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il polietilene tereftalato o polietilentereftalato (denominazioni commerciali: Zellamid 1400, Arnite, Tecapet, Impet e Rynite, Ertalyte, Hostaphan, Melinex e Mylar films, e le fibre Dacron, Diolen, Tergal, Terital, Terylene e Trevira), fa parte della famiglia dei poliesteri, è una resina termoplastica composta da ftalati adatta al contatto alimentare.
In funzione dei processi produttivi e della storia termica può esistere in forma amorfa (trasparente) o semi-cristallina (bianca ed opaca).
Viene utilizzato anche per le sue proprietà elettriche, resistenza chimica, prestazioni alle alte temperature, autoestinguenza, rapidità di stampaggio.
Viene indicato anche con le sigle PET, PETE, PETP o PET-P.
Il PET si decompone alla temperatura di 340 °C, con formazione di acetaldeide e altri composti.
Il Dacron è un marchio registrato nel 1951 dalla DuPont,[8] negli Stati Uniti d’America.[9]
È stato realizzato dalla Dupont a partire dal Terylene, un marchio registrato in Gran Bretagna dalla Imperial Chemical Industries, che lo produsse a partire dal 1941.[10]
Viene impiegato per realizzare indumenti, vele per imbarcazioni e corde.[11] Viene inoltre utilizzato in chirurgia per costruire vasi sanguigni artificiali.

DYNEEMA
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il Dyneema (Gel Spun Polyethylene) è una fibra sintetica particolarmente adatta alla produzione di cavi da trazione. Viene in particolar modo utilizzato per applicazioni sportive quali il kitesurf, il parapendio, l’alpinismo, il tiro con l’arco, la pesca sia sportiva che professionale e la produzione di giubbotti antiproiettile.

I cordini in Dyneema hanno una eccezionale resistenza, paragonabile a quella dei cavi di acciaio, ma con il vantaggio di resistere molto bene agli sforzi da torsione e piegamento. A differenza della prima generazione di fili in HDPE (polietilene ad alta densità) oggi il marchio DYNEEMA ha sopperito allo svantaggio derivante dall’elevata elasticità che lo rendeva dimensionalmente poco stabile.
La fibra di Dyneema oggi prodotta ha caratteristiche particolari per resistenza rispetto al suo diametro, si parla di qualche kilogrammo per fili con diametri di circa 0,10-0,12 millimetri, ed in particolare risulta un filo che è praticamente esente da elasticità. Il brevetto per il Dyneema risulta proprietà della DSM olandese e viene prodotto solo dalla stessa DSM e da un’azienda giapponese su autorizzazione.
L’estrusione della fibra di Dyneema avviene attraverso il raddrizzamento della catena del polietilene che in questa forma acquista le caratteristiche di HDPE (Polietilene ad alta densità) con la caratteristica di diventare una fibra con elevatissima resistenza alla trazione e assenza di elasticità. Una fibra simile per materiale e composizione è la fibra di marchio SPECTRA prodotta da un’azienda americana su proprio brevetto con caratteristiche leggermente inferiori rispetto al DYNEEMA.

(Questo il link al sito BROWNELL http://www.brownellarchery.com/products.htm)

 

La prima cosa da fare è l’analisi del materiale che abbiamo scelto. Che si tratti di una fibra naturale oppure sintetica dobbiamo innanzitutto indagarne la resistenza. A meno che il filato da utilizzare non sia corredato dal fabbricante del dato della sua resistenza alla trazione, è necessario sottoporlo a una prova per determinarne il carico di rottura e quindi il numero di fili necessario per la costruzione della corda in relazione al carico da sopportare. Nel caso la scelta cada sul lino la verifica è d'obbligo.
Come fare?
Ad esempio appendendo un campione di 1,5 / 2 metri di filo a un gancio, o a un albero, collegando al capo inferiore un contenitore (come un secchio o una borsa per la spesa) in cui andremo a collocare progressivamente dei pesi (ad esempio delle bottiglie di plastica riempite d’acqua, 1 litro = circa 1 kilogrammo) insistendo fino alla rottura del filo in esame. Rottura che probabilmente avverrà in corrispondenza dei nodi fatti per appendere il tutto: infatti la torsione tipica di un nodo determina un indebolimento della resistenza di un qualsiasi filo, o corda, o fune.
La rottura non avviene immediatamente ma dopo qualche momento dall’applicazione del carico: è opportuno quindi procedere gradatamente dando al filo il tempo di rompersi. Non potremo altrimenti conoscerne il reale carico di rottura. Un carico di 50 kg applicati in una unica soluzione romperebbe di certo il filo ma non svelerebbe se si sarebbe rotto con 20 kg oppure con solo 10 kg di peso. Occorre ripetere la prova almeno 3 volte per avere un dato attendibile.
Ipotizzando che il carico di rottura del filo in esame sia determinabile in 10 kg mentre con 9 kg abbia dimostrato di resistere indefinitamente, calcoliamo la corrispondenza in libbre:
9 kg / 0,453584 = 20 libbre (arrotondamento)
Per tendere l’arco all’allungo dell’arciere lo sforzo di trazione necessario è (ad esempio) di 40 libbre, quindi:
40 libbre / 20 libbre = 2 fili
Poiché valutiamo in 4/5 volte un fattore di sicurezza che ci metta al riparo da sgradevoli sorprese garantendo la sicurezza dell’arciere e di quanti si trovassero nelle vicinanze:
2 fili x fattore di sicurezza 5 = 10 fili

Costruita con 10 fili, la corda, se costruita e trattata con attenzione e cura, resisterà alle sollecitazioni richieste dal suo utilizzo. Certo non per l’eternità: l’uso e le condizioni ambientali ne ridurranno progressivamente la funzionalità.

 

COSTRUZIONE DELLA CORDA
E’ fondamentale che tutti i fili della corda abbiano la stessa tensione, che lavorino quindi tutti insieme per garantire la resistenza necessaria.

Non è difficile comprendere che se solo alcuni fili hanno la stessa tensione mentre gli altri sono meno tesi tutto lo sforzo sarà dei primi riducendo enormemente la resistenza della corda.
Esistono numerosissime proposte commerciali che consentono l’acquisto di corde, sia endless sia flemish, sia in dacron sia in fast-flight. Addirittura sono individuabili fornitori di corde specificamente costruite per una marca di arco oppure, a richiesta, nei colori desiderati. Ciò vale per archi di lunghezze standard e cioè normalmente da 58, 60, 62, 64, 66, 68, 70” (pollici).


Lo standard per la lunghezza della corda rispetto alla lunghezza dell’arco è di 4 pollici in meno per gli archi ricurvi, mentre è di 3 pollici in meno rispetto alla lunghezza di un longbow.

Quindi acquistando una corda per un ricurvo di 62 pollici ci venderanno una corda lunga 58 pollici. Per un longbow di 68 pollici la corda sarà lunga 65 pollici.


Questo è lo standard commerciale, quindi potrebbe verificarsi il caso che, per un arco “particolare”, la corda si riveli leggermente lunga o leggermente corta.
Oppure si tratta di un arco storico che ha una dimensione del tutto “personale” e necessita quindi di una corda “su misura”.
Se poi si è dei “duri e puri” e, checchè ne dica il regolamento di una federazione, si desidera dotare il proprio arco di una corda in materiali naturali come il lino (che peraltro risulta essere funzionalmente più efficiente del Dacron anche se ovviamente meno durevole) si è costretti a costruirsi o a farsi costruire una corda “ad hoc” e naturalmente del tipo flemish.

corda in lino 3 capi

corda flemish in lino a 3 capi

Normalmente le corde flemish sono a 2 capi: i fili che le compongono sono uniti in 2 gruppi che vengono arrotolati su se stessi e uniti con ulteriore arrotolamento in senso inverso a formare i loops e tutta la corda.
In rete potete trovare numerose immagini e spiegazioni su come fare.
Difficilmente invece sono reperibili spiegazioni per la costruzione di corde a 3 capi.
Ma perché costruire una corda a 3 capi?
Perché così è possibile ottenere una corda molto più uniforme e soprattutto cilindrica evitando che assomigli a una catena di DNA.

Nel caso si voglia realizzare una corda in lino questo aspetto diventa particolarmente interessante, mentre per una corda in dacron il filato consente la realizzazione di una corda sufficientemente cilindrica anche con 2 soli capi.

CORDA FLEMISH IN LINO A 3 CAPI
Per me e per chi mi chiede di fargliene una, io procedo così (con il lino non uso la cera).


1- Individuare il senso di avvolgimento delle fibre che compongono il nostro filo (o dei fili che lo compongono, poiché potrebbe essere composto da più fili).

senso avvolgimento

N.B. da qualsiasi parte lo si guardi, il senso dell’avvolgimento è sempre il medesimo. Guardandolo da destra oppure da sinistra il senso di avvolgimento della corda qui sopra raffigurata è sempre, comunque, in senso ANTIORARIO.

lino inglese

Per l'esempio che segue ipotizziamo invece che il filo che intendiamo utilizzare sia avvolto in senso ORARIO (come nel caso del filo di lino a 5 trefoli marcato Barbour & Sons raffigurato qui a fianco).

2- procedere con lo stendere il filo attaccandolo ad un sostegno ben saldo fino ad un altro sostegno distante un poco di più (1 metro può andare bene) di tre volte la lunghezza della corda che si vuole ottenere. In mancanza del secondo sostegno andrà benissimo qualcuno che si presti a dare una mano o anche una sedia dotata di spalliera adatta allo scopo. Stendere quindi il filo da un sostegno all’altro fino ad avere steso 1/3 dei fili che abbiamo calcolato essere necessari per la corda da costruire (il numero dei fili potrà anche essere dispari).

3- arrotolare su se stessi i fili che abbiamo steso, ma in senso opposto all’arrotolamento del singolo filo, quindi in senso ANTIORARIO, avendo cura che i fili siano ben distesi, tutti con la medesima tensione, quindi pareggiando tale tensione prima di iniziare ad arrotolarli.
Quando si avverte che la corda si “accorcia”, dare ancora qualche giro e passare alla fase successiva.

4- avendo estrema cura di mantenere in tensione la corda così ottenuta, procedere a triplicarla. (In questa fase, a meno di una strategica disposizione di ganci ben saldi, un assistente è d’obbligo).

5- avendo anche in questa fase cura che le tre porzioni di corda finora ottenute siano tutte e tre allo stesso modo ben tese, procedere all’arrotolamento in senso ORARIO dei 3 capi su se stessi. Quando si avverte che la corda si “accorcia”, passare alla fase successiva.

6- staccare l'eventuale l'attrezzo utilizzato per arrotolarla dalla corda e ... lasciarla andare. Staccare la corda dal gancio a muro e ... la corda se ne starà saldamente arrotolata su se stessa.

7- determinare la dimensione del loop superiore della corda perché possa scendere sul flettente superiore dell’arco quando dovrà essere scaricato. Creare l’anello della dimensione voluta come raffigurato bloccando la posizione con uno spago. Infilare quindi il loop così ottenuto sul solito gancio e procedere all’impiombatura.

8- Impiombatura: tagliare la parte finale della corda in modo da poter separare i 3 capi.

9- Dopo aver posizionato una molletta un poco più lontano di dove terminerà l’impiombatura, separare i tre capi tra la molletta e lo spago di blocco del loop.

10- uno alla volta procedere all’arrotolamento di ognuno dei tre capi, accoppiandolo al corrispondente capo oltre il loop, in senso ANTIORARIO bloccandone la parte finale ogni volta con una molletta.

11- tenendo saldamente i tre capi così arrotolati su se stessi, togliere le tre mollette e aiutare il naturale riavvolgimento in senso ORARIO dei tre capi che, se saranno stati arrotolati in modo equivalente su se stessi, creeranno una impiombatura ben salda.

12- ora vi sono 2 possibilità: creare il loop inferiore (più stretto del superiore) procedendo come dal punto 7 al punto 11 (ma con il problema non indifferente di determinare la giusta lunghezza della corda (difficile ma non certo impossibile), oppure utilizzare il “timber hitch” o nodo dell’arciere, che da un lato comunque garantisce la massima stabilità dell’ancoraggio della corda al tip inferiore, consentendo dall’altro il facile “aggiustamento” della lunghezza della corda.

Un aiuto potrebbe venire dall'utilizzare in un primo tempo il "timber hitch" e successivamente, conoscendo ormai con precisione in che punto della corda realizzare il loop, procedere all'impiombatura necessaria.

13- procedere con la creazione del serving centrale.
serving jig

Importante: il senso di avvolgimento del filo del serving sulla corda dovrà essere il medesimo dell’avvolgimento della corda su se stessa (quindi in senso ORARIO secondo l’esempio di questa pagina). Ciò per evitare che il serving possa allentarsi quando dovremo dare o togliere dei giri alla corda per regolare il “brace height”. Di seguito alcune immagini esplicative della “partenza” e dell’”arrivo” dell’avvolgimento del serving (N.B. step 2: si intende che il filo del serving NON va infilato sotto il filo.

N.B. - Per questioni di "sicurezza" c'è chi NON applica un serving, in modo da potersi rendere conto se la corda stia per rompersi, dato che la rottura dovrebbe avvenire per lo più nel punto di incocco essendo la zona sottoposta alla maggiore sollecitazione incoccando e scoccando le frecce.

Per quanto riguarda il punto d’incocco si rimanda alle pagine di questo sito ove si parla delle frecce.

CORDA FLEMISH A 2 CAPI
Se invece si desidera realizzare una corda con 2 soli capi, fare esattamente come sopra tranne che occorre "duplicare" i fili stesi anziché triplicarli e quindi avremo inizialmente steso (vedi punto 2) un numero di fili pari alla metà (anziché un terzo) di quelli reputati necessari per la corda finita (che quindi saranno forzatamente in numero pari) e per una lunghezza pari al doppio (anziché tre volte) della corda da ottenere (più una cinquantina di cm).

 

tav.arco